Accordi commerciali, quando sono consentiti e quando sono vietati

Stabilire relazioni commerciali con società concorrenti può essere un modo vantaggioso per le imprese al fine di una reciproca e proficua cooperazione, in quanto può portare a sostanziali benefici economici; ad esempio, un accordo commerciale con un concorrente può essere un mezzo efficace per tagliare i costi, condividere i rischi, aumentare gli investimenti o migliorare la qualità dei prodotti immessi sul mercato. Tuttavia, occorre tener presente che tale cooperazione può anche far sorgere problemi legati alla libera concorrenza se produce effetti negativi sul mercato in termini di prezzi, risultati, innovazione o diversità dei prodotti.

Le imprese possono falsare la concorrenza mettendosi d’accordo con i concorrenti per fissare i prezzi o ripartirsi il mercato, in modo che ognuna abbia il monopolio sulla parte ad essa assegnata. Gli accordi anticoncorrenziali possono essere palesi o segreti (come nel caso dei cartelli). Possono essere scritti (come “accordi tra imprese” o in una decisione o in uno statuto di un’associazione di categoria) o informali.

Le imprese che fanno parte di cartelli che controllano i prezzi o ripartiscono i mercati non sono stimolate a lanciare nuovi prodotti, migliorare la qualità e mantenere bassi i prezzi. I consumatori finiscono per pagare di più per una qualità inferiore.

I cartelli sono vietati dal diritto della concorrenza dell’UE e la Commissione sanziona le imprese che ne fanno parte. Essendo illegali, i cartelli mantengono in generale la massima segretezza e non è facile smascherarli.

Gli accordi anticoncorrenziali sulla fissazione dei prezzi e / o sulla spartizione del mercato sono vietati e costituiscono uno dei principali motivi per l’irrogazione di sanzioni alle società da parte dell’Agenzia sulla Concorrenza; in base ai dati recentemente pubblicati dalla sopraindicata Agenzia delle 19 indagini avviate nel 2017 in merito a possibili violazioni della legge sulla libera concorrenza, la maggior parte delle inchieste aperte hanno riguardato la costituzione di cartelli (ben 11 casi).

Se per sua natura un accordo ha lo scopo di limitare la concorrenza non è necessario esaminare le conseguenze effettive o potenziali dell’accordo, poichè questo sarà sanzionato in quanto tale. Per avere effetti restrittivi sulla concorrenza l’accordo deve avere un significativo impatto negativo su almeno uno dei parametri previsti dalla legge sulla concorrenza del mercato, quali prezzo, produzione, qualità o diversità dei prodotti o innovazione. Di norma la valutazione degli effetti restrittivi viene effettuata tenendo in considerazione il reale contesto giuridico ed economico in cui si svolge la libera concorrenza in assenza di tale accordo.

Ad esempio, gli accordi concernenti la produzione (che possono verificarsi tra due o più società per la fabbricazione di beni) possono dar luogo a una limitazione diretta della concorrenza laddove le parti finiscono per ridurre le capacità produttiva. Un altro esempio si ha quando gli accordi tra i fornitori concernenti gli acquisti possono portare ad un ingiustificato aumento dei prezzi.

Sebbene la cooperazione con un concorrente non è espressamente vietata dalla legge sulla concorrenza, occorre prestare particolare attenzione alle modalità e agli scopi degli accordi e alla misura in cui le parti sono in grado di collaborare in modo reciproco.

Sono quasi sempre illegali gli accordi con i quali i partecipanti:

  • fissano i prezzi;
  • limitano la produzione;
  • dividono tra loro mercati o clienti;
  • stabiliscono i prezzi di rivendita (tra un produttore e i propri distributori).

Per converso un accordo è invece consentito se:

  • i suoi effetti positivi sono maggiori di quelli negativi;
  • i partecipanti non sono concorrenti;
  • è concluso tra imprese che detengono solo una piccola quota di mercato;
  • è necessario per migliorare i prodotti o i servizi esistenti o per svilupparne di nuovi.

Lo scambio di informazioni tra le parti dell’accordo deve essere gestito con la massima cura. Si può ritenere che tale scambio comporti una restrizione della libera della concorrenza quando consente alle società di venire a conoscenza delle strategie di mercato dei loro competitor e, di conseguenza, la divulgazione delle informazioni viene sanzionata in quanto considerata come costituzione di un cartello. E ciò è tanto più grave se si effettua uno scambio individuale di informazioni sui futuri prezzi che saranno praticati e/o sulle quantità di prodotti che verranno immesse sul mercato.

Le società devono sempre mantenere un atteggiamento prudente nelle relazioni con i rispettivi concorrenti; queste devono costantemente perseguire specifici programmi e corsi di formazione per i propri dipendenti, in particolare quelli che interagiscono, attraverso la posizione ricoperta, con i colleghi delle società concorrenti nelle negoziazioni o in altre attività simili, per conoscere, osservare e applicare una serie di regole stabilite in ambito comunitario e nazionale, attraverso un manuale antitrust o una politica di contrasto della concorrenza, nell’ambito delle relazioni commerciali.

Alcuni accordi non sono vietati, se vanno a vantaggio dei consumatori e dell’economia nel suo insieme. Ne sono un esempio gli accordi su ricerca e sviluppo e trasferimento di tecnologie. Questi accordi sono spesso compatibili con il diritto della concorrenza perché taluni prodotti richiedono un lavoro di ricerca che costerebbe troppo a un’unica impresa. Possono essere legali anche gli accordi sulla produzione, gli acquisti o la vendita in comune e in materia di standardizzazione.

Gli accordi di distribuzione possono essere illegali se, ad esempio, i produttori pretendono che i negozi abbiano un’immagine precisa o il personale di vendita sia formato in modo particolare. Clausole simili possono però essere permesse se mirano a che i prodotti siano immagazzinati o venduti in luoghi adatti e i clienti possano beneficiare di consigli personalizzati, oppure a evitare che un distributore si avvantaggi gratis dell’azione promozionale di un concorrente. Ogni caso va valutato individualmente, tenendo conto della posizione di mercato delle società e dei vantaggi / svantaggi per i consumatori.

Se l’azienda detiene un’importante quota di mercato, occupa una posizione dominante e deve stare particolarmente attenta a non:

  • applicare prezzi irragionevolmente elevati, a danno dei consumatori
  • applicare prezzi eccessivamente bassi per escludere i concorrenti dal mercato
  • operare delle discriminazioni tra i clienti
  • imporre certe condizioni commerciali ai partner.

 

Avv. Salvatore Romano, Studio legale Sitran