COVID-19, la Romania sospende i diritti fondamentali dell’uomo

Alla fine dello scorso mese di marzo il Governo Romeno ha comunicato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – C.E.D.U. – di aver attivato la deroga prevista dall’articolo 15 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ciò consentirà alla Romania di adottare tutte le misure necessarie per fronteggiare l’emergenza generata dal coronavirus, misure che potrebbero creare una compressione, ovverosia una limitazione, dei diritti dei propri cittadini previsti e garantiti dalla Convenzione. Anche se tali restrizioni dovranno essere in ogni caso giustificate in modo che lo Stato romeno non venga meno all’obbligo di garantire i diritti fondamentali dell’uomo.

La deroga della Romania potrebbe far sorgere la sensazione che l’articolo 15 della Convenzione non si applichi più anche se questo non risponde al vero in quanto in base allo stesso articolo 15: “In caso di pericolo pubblico che minaccia la vita della nazione qualsiasi Alta Parte Contraente può adottare provvedimenti che derogano agli obblighi previsti dalla presente Convenzione, nella misura in cui la situazione lo impone e purché tali provvedimenti non siano in contraddizione con altri obblighi derivanti dal diritto internazionale”.

Tuttavia vi sono alcuni diritti nella Convenzione che non sono interessati da questa deroga, sia perché gli altri paragrafi dell’articolo 15 lo prevedono espressamente e sia perché tali diritti non possono essere limitati in nessun caso; più precisamente si tratta dei seguenti diritti:

  • diritto alla vita;
  • diritto a non essere tenuto in schiavitù o in stato di asservimento;
  • diritto a non essere sottoposto a tortura, trattamenti o pene disumane o degradanti;
  • diritto a non essere punito se la pena non è prevista dalla legge.

Oltre a questi vi sono invece una serie di altri diritti che possono essere limitati durante i periodi di emergenza come nel caso della crisi del coronavirus; questi diritti vanno dalla libertà di circolazione all’interno dello Stato, al diritto alla privacy (che potrebbe essere limitato dalle misure adottate per rintracciare le persone costrette a rimanere isolate) o al diritto alla libera manifestazione del pensiero, il quale include anche il diritto all’informazione.

L’essenza della deroga, tuttavia, non risiede nel fatto che uno Stato può restringere senza limitazione i diritti previsti dalla Convenzione, bensì nella considerazione che gode di un ampio margine di discrezionalità nell’adottare e nell’attuare queste misure. Senza entrare troppo nel dettaglio, poiché stiamo parlando di un concetto estremamente complesso e delicato, il margine di apprezzamento si basa sul fatto che ogni singolo Stato è nella posizione migliore per determinare i propri bisogni ed adottare le necessarie misure che dovrebbero essere prese nell’interesse della propria comunità.

Pertanto, di norma, queste deroghe alla Convenzione non saranno sanzionate finché l’adozione delle misure sarà considerata ragionevole e la Corte non si sostituirà allo Stato al fine di non compromettere il potere di ogni singola Alta Parte Contraente di prendere le decisioni che ritiene necessarie per fronteggiare la crisi generata dal COVID-19.

Ciò che in ogni caso verrà analizzato è se lo Stato è andato oltre ciò che si è reso necessario per la protezione dei diritti fondamentali dei propri cittadini nel contesto dell’attuale crisi scaturita a causa della diffusione del coronavirus. Nel caso di tale analisi la Corte, secondo la relativa giurisprudenza, analizzerà una serie di fattori per verificare se lo Stato ha agito in modo abusivo, andando oltre quanto era strettamente necessario; questa verifica riguarderà i seguenti aspetti:

  • se le misure sono state realmente prese per porre rimedio agli effetti della crisi e se sono state utilizzate rigorosamente per le ragioni che hanno portato alla relativa adozione;
  • se la deroga a qualsiasi diritto è limitata, per quanto possibile, e se sussistono valide motivazioni per l’adozione di questa decisione;
  • se la necessità della misura è stata attentamente e costantemente analizzata prima dell’adozione e verificata durante la limitazione;
  • se, per quanto possibile, esistevano le condizioni e le garanzie per limitare i diritti fondamentali dell’uomo;
  • la proporzionalità e l’efficacia delle misure dal momento che decisioni così radicali dovrebbero essere prese solo se possono davvero fornire un reale beneficio alla comunità al fine di porre rimedio agli effetti negativi.

Pertanto la deroga dalla CEDU – nella misura consentita – non costituisce un’opportunità per ignorare o violare i diritti umani ma solo uno strumento concesso allo Stato al fine di poter far fronte alla crisi che sta attraversando garantendo un ampio margine di discrezionalità per quanto riguarda le misure da adottare per far fronte alle conseguenze del contagio del COVID-19; anche se tutto ovviamente deve essere proporzionato e giustificato mentre, per converso, gli abusi dovrebbero sempre essere evitati.

Avv. Salvatore Romano, Studio Legale Sitran