I gioielli “fin de siècle” negletti della Romania (AFP)

Le “terme di Ercole” care a Francesco Giuseppe e a Sissi e lo splendido Casinò di Costanza ormai ridotti a edifici fantasma dopo anni di incuria e speculazione edilizia sono la tema din un reportage realizzato di recente dall agenzia France Press (AFP) ripreso di La Repubblica.

Terme già in auge in epoca romana, e non a caso intitolate a Ercole, nonché gloriose ai tempi di Francesco Giuseppe e di Sissi, sulle morbide colline del Banato. Sul fronte opposto, a oltre 600 chilometri, sulle rive del Mar Nero un casinò gioiello di Art Nouveau, che nella breve stagione Belle Epoque di quell’angolo di Est europeo era amata ad esempio dallo zar Nicola II. Due autentiche perle della Romania, l’area di Baile Herculane, e il casinò di Costanza (Constanta), oggi in stato di completo abbandono. Ma con qualche speranza di rinascita, seppure finora limitato a forme di passa parola e di crowdfunding, che però hanno come protagonisti giovani esperti, architetti e studiosi di beni culturali.

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Da Ercole a Sissi, “la Spa più bella d’Europa”. Così infatti definiva Baile Herculane l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria. Situata nel distretto di Caras-Severin, non lontano dai confini con Bulgaria e Serbia, le terme devono il nome a un’antica leggenda secondo cui l’eroe figlio di Giove si imbattè nella vallata durante i suoi pellegrinaggi, e finì per apprezzare le acque e il conseguente relax che inducevano. Una statua di bronzo lo raffigura al centro dello stabilimento.

Come ha raccontato a AFP lo storico locale Dorin Balteanu, i Romani erano grandissimi fan delle acque termali dell’area. L’aspetto attuale dello stabilimento, però,  risale agli anni Ottanta dell’Ottocento, all’apogeo di Francesco Giuseppe, appunto. Altra amante dell’area e dei suoi benefici era la principessa Elisabetta “Sissi”, che in quegli stessi anni visitò più volte l’area per cercare di curare i suoi disturbi reumatici e apprezzò le lunghe passeggiate nell’area.

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Cadute in disgrazia nell’era Ceausescu, le terme, come altri gioielli architettonici romeni caddero vittime della peggiore speculazione immobiliare. Secondo gli attivisti e i conservazionisti locali, la tattica degli immobiliaristi è proprio quella di “lasciare che i monumenti crollino per intervenire a posteriori”, come spiega un’esperta di politica culturale locale, Maria Berza. Si lasciano degradare i monumenti, poi si acquista a basso costo e si ricostruisce a vetro e cemento, spesso con la complicità delle amministrazioni locali.

Nel 2001, una parte di Baile Herculane fu acquistata da una compagna di proprietà del politico e imprenditore Iosif Armas: il patto era che l’uomo avrebbe dovuto investire per restaurare il sito: ad oggi, è in attesa di processo per appropriazione indebita connessa all’affare, in compagnia di uno degli ex sindaci locali, sotto inchiesta per corruzione, legata allo stesso episodio.

herculane1Nei bagni di Ercole, molti simboli, a cominciare dalle statue dei re di Romania, erano scomparse già in era comunista. Ad oggi, è difficile immaginare la grandezza di un tempo attraverso tubi di scarico arrugginiti, mura sfondate e marmi fratturati. Il tutto non ha impedito un certo flusso di turismo, fino alla creazione di spa improvvisate.

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A cercare di far rinascere questo sito sta provando un gruppo di una dozzina di studenti di architettura, che di propria iniziativa ha avviato perlustrazioni del sito allo scopo di verificarne lo stato di salute e di saggiare quali siano le possibilità di recupero. La leader Oana Chirila, ha accompagnato la troupe di France Presse spiegando che “servono misure urgenti per debellare le minacce di crollo e consolidare l’edificio”, ha spiegato. Chirila spera di riuscire, anche con l’aiuto delle autorità locali, di raccogliere i 100 mila euro necessari per questo primo intervento, auspicanco che sia il volano per un circolo virtuoso che faccia risplendere ancora le gloriose terme. “Rimanere qui senza fare nulla è impensabile – conclude la studentessa -. Se non riusciamo a salvare Herculane, una parte della nostra identità si perderà per sempre”.

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A Costanza il casino degli zar in preda a gabbiani e piccioni

 

cazino2Sul lato opposto del Paese, quello sudorientale, a circa 650 km di distanza, il Casinò di Constanta è un iconico monumento, un capolavoro Art Nouveau creato all’inizio del Ventesimo Secolo da Daniel Renard, un architetto romeno di origine svizzera.

Simbolo della brevissima epopea del turismo delle teste coronate sulle rive del Mar Nero, il casinò ricevette una visita dallo zar Nicola II, che dispensò la propria ammirazione a piene mani. Oggi, i suoi travetti sono il terreno di base su cui vengono edificati i nidi di quegli stessi piccioni che volteggiano attorno ai candelieri. Inutile rimarcare di che cosa sono ricoperti i pavimenti di marmo e le un tempo eleganti scalinate.

cazino“Ci stiamo provando da 10 anni, a restituire il casinò al suo antico splendore – dice il sindaco di Costanza, che è un’importante città portuale e industriale, conta 300 mila abitanti e si trova circa a 200 miglia marine a nord di Istanbul, dalla quale, via terra, è separata dalla Bulgaria. Nel 2007, una compagnia israeliana concordò una concessione finalizzata a modernizzare la struttura. Quattro anni dopo, il contratto venne annullato, senza che l’azienda avesse investito un centesimo.

Anche a Costanza, è stato un gruppo di giovani architetti, che si chiama Arche, a provare a prendere in mano la situazione. Il primo risultato è quello di avere ottenuto l’inserimento del monumento nella lista dei sette siti di valore artistico-architettonico-culturale più a rischio censita da Europa Nostra. “Gli esperti europei proporranno all’amministrazione locale soluzioni per il restauro dell’opera”, spiega Daniela Costea, di Arche.

cazino3L’associazione, nel frattempo, ha cominciato a organizzare concerti e sessioni di lettura, allo scopo di incoraggiare i residenti in qualche modo a “riappropriarsi” del capolavoro che agonizza sul lungomare.

Insomma, importanti segnali di una voglia di riscatto che potrebbe anche invertire la tendenza, sul fronte della conservazione del patrimonio. “Gli anni ’90, con la speculazione edilizia su larga scala che hanno vissuto, sono stati disastrosi per gli edifici storici”, conclude l’esperta di politiche culturali Maria Berza, che però vede in queste forme di mobilitazione un segnale importante, forse un’inversione di tendenza. “Se il patrimonio storico architettonico è stato come una ‘Cenerentola della cultura’, oggi è più una sorta di ‘bellezza dormiente’, che si sta risvegliando”.

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