La Romania ha bisogno di un sistema politico ”business minded”

 Intervista in esclusiva con DANTE STEIN, uomo d’affari e consigliere privato del primo ministro

 

Dante Stein non è solo un vero italiano che vive e lavora in Romania da oltre 15 anni, ma un rumeno acquisito, sia formalmente, con tanto di cittadinanza, che umanamente. Dopo aver trascorso la sua infanzia e l’adolescenza in Italia, ha lasciato la penisola a 15 anni per trasferirsi assieme alla famiglia in Austria. Poi, 15 anni fa, si e’ spostato in Romania dove è riuscito, assieme a suo padre ed il suo fratello , a piantare le basi e poi sviluppare con successo, una delle più grandi compagnie del paese. Dopo questa importante esperienza, e’ diventato consigliere del primo ministro, Victor Ponta, e creato una relazione efficiente tra l’ambiente politico e quello affaristico. Di seguito, un’intervista in esclusiva realizzata presso la sede di ‘Make-a-Wish’, l’Ong che conduce, dove ci ha accolto con grande calore e simpatia.

 

– Come e quando è cominciata la Sua esperienza in Romania?

– L’esperienza romena della mia famiglia è cominciata nel 1993, quando mio padre è venuto in Romania, come importatore Fiat per il paese. Io sono arrivato qualche anno più tardi perchè ero in Indonesia, per un’avventura che ho voluto fare quando ero giovane, e sono arrivato nel 2000, 15 anni fa.

 

– Ma lei e’ nato in Italia…

– No, sono nato in Israele, ma mia madre era italiana, era di Gubbio. Mio padre veniva dall’Austria. Quando avevo 3 anni siamo tutti spostati in Italia, dove ho trascorso la mia infanzia. Poi sono andato via dall’Italia quando avevo circa 15 anni, mio padre ha portato l’intera famiglia in Austria. Quindi ho un passaporto austriaco e adesso anche uno romeno. Quello italiano e’ in corso. Mio nonno da parte di padre era romeno, era di un paesino della Bucovina che all’epoca si troveva sul territorio del Impero Austriaco e che adesso si trova in Ucraina, la città di Cernauti. Quindi è stato facile per me prendere la cittadinanza, che oggi porto con orgoglio. Sono fiero di essere cittadino romeno.

 

“La vita è fatta di avventure e di decisioni da prendere”

 

– Lei ha avuto un ruolo importante per molto tempo nella dirigenza di Autoitalia, all’epoca l’unico importatore Fiat in Romania. Com’è stato questo periodo?

– Eravamo in tre: mio padre, mio fratello e io. Mio padre si occupava un po’ di tutto, perchè lui era il fondatore, io mi occupavo delle vendite, del marketing, perché la mia specialita’ è il marketing, e mio fratello si occupava principalmente della parte finanziaria. Abbiamo portato la ditta, e lo dico con orgoglio, perché e giusto, ad un fatturato di 262 milioni di euro poco prima della crisi. Anche a livello europeo 262 milioni di euro rappresentano una cifra importante. A parte il fatturato, la cosa che ci dava e mi dà ancora orgoglio, è che nel ambito del gruppo Fiat nel mondo, eravamo senz’altro l’importatore numero 1, ed erano cca 50-60 nel mondo. Numero 1 dal punto di vista del market share, di profitability, dell’immagine del brand. Poi è arrivata la crisi, la crisi bancaria, finanziaria, la più grande crisi dopo 1929, che ha distrutto principalmente due industrie: real estate e macchine. Per ogni persona normale questi sono le due grandi spese che può fare. Un computer per 1000 euro si può sempre comprare, ma la casa per 100 000 euro, la macchina per 40 000 – 60 000 euro, si fa solo se c’è un sistema di finanziamento, di leasing. Dopo che le banche sono entrate in difficoltà in seguito alla crisi americana, nessuno non aveva queste grandi somme per permettersi questi beni. La cosa simpatica è che siamo stati noi, Autoitalia, ad inventare il leasing per le macchine nel 1996-1997. La gente non conosceva in quel periodo questa parola: leasing. Noi davamo la macchina solo per il 20-30% dei soldi e loro pensavano “no, non è possibile” , e noi: “ma si, è possibile, non ti preocupare, basta che mi dai i documenti…”. È stato un momento di educazione per i clienti. Ma nel 2008-2009 il mercato è crollato da cca 320 000 unità a 75000 unità. Pazzesco! Abbiamo cercato di tenere, ma poi abbiamo pensato di vendere e forse è stata una cosa giusta perché ancora oggi, dopo quattro anni della vendita, il mercato è in flessione e sono pochissime le unità vendute.

 

– E la vendita è stata un buon affare o avete venduto in perdita?

– Non è un segreto, prima della crisi abbiamo ricevuto un’offerta a 3 cifre e dopo la crisi abbiamo venduto a 2 cifre (di milioni). La differenza era gigantesca. Però siamo contenti, va bene così, la vita è fatta di avventure e di decisioni da prendere. Per noi era una decisione giusta, non si poteva più finanziare perchè se avessi saputo che la crisi finisce in una certa data, ad esempio nel 2017, il 1 luglio alle ore 10, forse avremmo continuato ad investire per tenere la ditta anche senza guadagnare, ma non conoscendo la durata della crisi… Non è stata una decisione facile. La cosa più brutta per me è stata quella di andare di fronte ai nostri dipendenti – ho fatto io il discorso per la famiglia – e comunicare loro che la decisione ormai è presa, abbiamo una ditta che compra Autoitalia e il messaggio che abbiamo portato loro era che abbiamo cercato di essere con loro, familiari, di creare il meglio possibile, pregandoli di restare familiari anche con i nuovi proprietari della ditta. Non è stato facile, né per noi, né per loro, ci sono state lacrime, commozione, dopo 15 anni di lavoro insieme ogni giorno.

 

– Quanti dipendenti eravate?

– Circa 120-130, e con tutti gli altri dealer 800 in totale.

– E adesso Lei sa ancora come vanno le cose li?

– Vanno così così perché il mercato è anche adesso debole…

 

“C’è un dialogo che prima non esisteva”

 

– Dopo l’Autoitalia come ha continuato la Sua esperienza romena?

– Poco prima di vendere Autoitalia, mi chiamò un giorno un amico molto caro che mi disse: c’è una persona che dovresti incontrare perchè penso che abbiate una mentalità molto uguale, vicina, … è un certo ragazzo che si chiama… Victor Ponta. E siamo andati a mangiare insieme a l’Isoletta, un ristorante italiano, e per la prima volta ho visto un politico moderno, progressista, che capisce come un paese dovrebbe essere amministrato. Ho detto “Questo mi piace, questo è il primo politico romeno che veramente mi piace”. E poi ero presente quasi ogni giorno alla centrale del partito a Kisseleff. All’epoca il partito era sempre all’opposizione, ma a un certo punto abbiamo fatto una mozione di sfiducia contro il governo Ungureanu, abbiamo vinto, Ponta ha vinto e poi è andato direttamente a Palazzo Victoria e io mi sono ritrovato in un ufficio come adviser, consulente del primo ministro romeno. Se qualcuno mi avesse detto questo un anno prima, avrei detto che è impossibile.

 

– Ma al tempo della mozione Lei era un membro del partito PSD?

– Io sono stato sempre un membro del partito social-democratico in Austria e prima della mozione ero già diventato un membro del partito romeno. Io vengo dalla socialdemocrazia austriaca, quindi per me è stato normalissimo. Ho cercato di aiutarlo come potevo, con la mia esperienza di uomo d’affari, nella relazione con l’ambiente affaristico e abbiamo creato una cosa che oggi si chiama “Coalitia pentru Dezvoltarea Romaniei”, una cosa che posso dire che ho inventato io. Avendo dei contatti con la business comunity, è stato relativamente facile. Oggi è una realtà che funziona molto bene questa Coalizione. Abbiamo avuto già 19 meeting con il primo ministro, sono incontri intensi, dove si discute fra il governo e il business, i problemi del paese e sul come fare il meglio per la Romania. Questa l’essenza: adesso c’è un dialogo strutturato e regolare che per 25 anni dopo la revoluzione non e mai esistito. E’ molto importante che questa relazione sia diventata una cosa istituzionalizzata ed ogni mese abbiamo un meeting con il primo ministro e decine e decine di meeting con i vari ministri per parlare di argomenti tecnici, di task force della coalizione. Dopo l’Autoitalia questo è la cosa della quale sono più fiero, perché funziona. Il primo ministro apprezza l’idea e il business sector apprezza il pragmatismo del primo ministro. Si lavora bene insieme.

 

“Il paese ha bisogno di una riforma e il Codice Fiscale è una riforma”

 

– Come vede la riforma del Codice Fiscale e il rifiuto del presidente di promulgarlo?

– La situazione è la seguente. E’ come se prima c’era una Dacia del 1975, adesso abbiamo una Mercedes, ma… il colore della Mercedes non gli piace! Purtroppo stiamo ritornando alla situazione del periodo di Basescu, quando non era importante la sostanza, ma è più importante che tu me l’hai portata l’idea e perchè tu l’hai portata, io sono automaticamente contro! Questo non va bene per il paese. Il paese ha bisogno di una riforma e il Codice Fiscale è una riforma. Forse non è perfetta, ma lavoriamoci su insieme. Quindi io non sono un economista, ma nella coalizione ci sono decine di economisti che hanno colaborato, lavorato insieme. E’ possibile che tutti sono d’accordo e il presidente dice di no? Se ci sono delle problematiche tecniche – perfetto, ma bisogna dire quali sono, mettiamoci insieme, parliamone per capire e risolvere… per il bene del paese. Lasciamo da parte le ideologie e mettiamoci a parlare insieme di cose tecniche. Non ti piace il colore? Benissimo. Che colore proponi? Un altro colore. Piace a tutti? Si. Benissimo! Ma non mi dici che il colore non ti piace solo perché me l’hai portata tu! Non conosco personalmente il presidente, quindi non voglio mai dare un’opinione sulle persone che non conosco, con cui non ho avuto mai un discorso. Ma una cosa non mi è piaciuta e cioé che quando il primo ministro è stato chiamato alla DNA venerdì 5 Giugno, Ponta è andato poi a Palazzo Cotroceni per parlare col presidente. Quando il premier è andato via, 30 minuti dopo il presidente è andato in tv richiedendo le dimissioni del primo ministro. Adesso, nel mio understanding, venendo dall’Austria, o Germania, o Italia o altri paesi, il presidente deve avere un ruolo di conciliatore, deve calmare la situazione, non esasperare gli animi. Il presidente dev’essere al di sopra delle parti. Invece in Romania c’è questa cosa, secondo me non buona, che il presidente diventa piano piano un presidente giocatore, come il presidente Basescu.

 

“Il problema qui in Romania è che gli ego sono troppo alti”

 

– Ma è un problema costituzionale, la Costituzione rumena infatti permette al presidente un ruolo un po’ più importante rispetto alla costituzione dei paesi che ha citato…

– Sono d’accordo, rispetto la Costituzione al 100%. Secondo me, però, la Costituzione romena va un po’ riguardata. Se tutti i paesi europei hanno un sistema dove il presidente ha un ruolo al di sopra delle parti e questi paesi funzionano molto bene, forse dobbiamo dare una riguardatina alla Costituzione. Se il presidente ha una personalità molto forte, allora con quella posizione non tanto chiara della Costituzione riesce ad espandersi ovunque. Non possiamo, come paese, trovarci nella situazione di dipendere dalla personalità di un presidente. La Costituzione deve prendere i modelli da tantissimi altri paesi del mondo dove il primo ministro fa il chief executive, l’amministrazione del paese, e il presidente fa il capo del Consiglio di Amministrazione, che controlla, che guarda, dà indicazioni, ma non mette le mani nell’operato del governo. Tutti i governi di questo mondo vanno amministrati come una ditta ma con una chiara responsabilita’ sociale e qui in Romania c’è un grandissimo bisogno di fare questo. Io sono al 100% convinto che, con un amministrazione più “business minded” nel futuro noi possiamo essere il 14-o paese dei 28 paesi della Comunità europea. E credo che Ponta ha questa visione. Io lo vedo ogni giorno, è una delle persone più pragmatiche, più svelte, arriva subito al nocciolo del problema. Certo, anche lui può fare le cose meglio, ma il problema qui in Romania è che gli ego sono troppo alti. Io per questo paese voglio pace, tranquillità, prevedibilità, a livello politico perchè questo influisce sul business. Se noi riuscissimo a trovare un sistema più calmo, più tranquillo, più prevedibile, la Romania sarebbe il 14-o paese della comunità europea. E la possibiltà c’è perché gli individui, le persone in Romania sono estremamente creative, hanno spirito imprenditoriale, sono persone che vogliono lavorare. Sfortunamente negli ultimi 25 anni il top management, i diversi governi non hanno sfruttato bene le grandi potenzialità di questo paese.

 

– Come si è chiuso il suo mandato come consigliere?

– Ero consigliere onorario, poi sono entrato nel Consiglio d’Amministrazione della Tarom e c’era un conflitto di interesse. Siccome la legge 109 proibisce questo, ho deciso di dividere i due incarichi. Probabilmente sono l’unico che l’ha fatto. Adesso però sono rimasto come consigliere privato del primo ministro.

 

“Cosa ci impedisce di fare bene il management?”

 

– Lei è membro del Cda della Tarom ma anche della Telekom. Di piu’, e’ diventato di recente Presidente del Consiglio di Amministrazione della Posta Romena (congratulazioni per questo). Come vede Lei il futuro di queste grandi compagnie?

– Ho una posizione ambivalente. Da uomo d’affari, da businessman, dovrei effetivamente dire che lo stato non sa come fare il management delle aziende. Devo dire che anche in Italia c’era una situazione simile negli anni ’70. Quindi lo stato deve uscire da queste aziende, venderle al miglior prezzo possibile e lasciare poi al business riportare su queste attività. Questo mi dice il mio cuore di uomo d’affari. Da persona patriottica, perchè sono una persona con cittadinanza romena e amo questo paese, la penso diversamente: perchè devo vendere ditte di stato solamente perchè non siamo capaci di fare management? Cosa ci impedisce di fare bene il management? Le personalità ci sono, la legge si fa, la situazione legale si può costruire, allora perchè? Siamo noi romeni più stupidi degli altri? Assolutamente no! L’esempio migliore è la Posta Romana. Posta Romana funziona. Nel 2014, per la prima volta in sei anni è riuscita a chiudere il bilancio in positivo, nel primo trimestre del 2015 è ulteriormente cresciuta. Cominciamo adesso un’ondata di investimenti per rimodernizzare il sistema IT e tutte le altre cose necessarie, stiamo ricostruendo l’Organisation Chart per Posta Romana, per renderla più concorrenziale con le altre ditte. Alla fine di questo processo avremo una ditta della quale saremo tutti molto fieri, invece di venderla per pochi soldi a chi sa chi. Ma per questo tre cose sono necessarie: un ministro che lascia fare, un Consiglio di Amministrazione che sa fare e un CEO altrettanto capace. Di recente, Alex Petrescu è stato rieletto come presidente del CEO e spero che la Posta Romena diventa una success story.

Alla Telekom c’è un altra problematica. Il governo romeno ha il 46% dunque è minority stake holder. Noi come board dobbiamo semplicemente agevolare il management rispetto alla legislazione e ad altre cose. Ma riguardando le compagnie di stato in generale devo dire che la privatizzazione non è sempre una soluzione che garantisce il successo.

 

“Dare un po’ di gioia ai bambini malatti”

 

– Lei è anche fondatore per la Romania dell’organizazzione Make a Wish. Come è cominciato tutto, quali i risultati e quali sono i progetti per il futuro?

– Make a Wish è la più grande organizzazione del mondo specializzata nel realizzare i desideri dei bambini da 3 a 18 anni alle prese con malattie mortali. Noi domandiamo a questi ragazzi qual è il loro più grande desiderio e loro ci dicono tantissime cose, come: incontrare grandi giocatori di calcio, avere un Iphone, andare al mare, volare in aereo, essere pilota per un giorno, essere pompiere per un giorno, avere una lavatrice, come ha detto un bambino, “così che la mia mamma non deve lavorare tanto e può stare di piu’ con me”. Siamo 10 persone, una delle quali è Luiza che è la CEO, una ragazza bravissima. Realizziamo spesso l’ultimo desiderio di questi bambini malati che altrimenti non avrebbero mai avuto questa possibilità. Cerchiamo di fare l’impossibile per realizzare i loro desideri. C’era un bambino che vuole visitare Babbo Natale in Norvegia, stiamo organizzando per novembre o dicembre non lo so. Andiamo su con l’aereo, lo portiamo con le telecamere, c’è Babbo Natale che lo aspetta, tutta una scenografia. La nostra prima Wish child è stata Catalina, che soffre di linfoma di Hodgkin e che voleva andare in un mall. Lo abbiamo portato al mall per un intero giorno, H&M ci ha dato 1200 euro di vouchers, l’abbiamo presa da casa con una limousine bianca con le telecamere, quel giorno lei era una Hollywood superstar, princess for a day. Poi è venuta una Vip romena, una cantante, la bambina era così felice che non poteva trattenere le sue lacrime.

 

– Come si finanzano questi azioni?

– Sono dei privati ma anche molte ditte, che io, bene o male, conosco quasi tutte, quindi è relativamente facile contattarle. Le ditte sono molto generose, capiscono subito la situazione e sono pronte a dare speranza. Abbiamo raccolto da maggio, quando abbiamo cominciato, fino ad oggi, quasi 100 000 Euro per questi bambini. E molto bene…, queste sono le cose belle della vita.

 

– C’è un processo di selezione di questi bambini?

– Normalmente i dottori ci raccomandano questi bambini, abbiamo contatti con diversi ospedali, noi andiamo parlare con il bambino, abbiamo una lista con le malattie che sono autorizzate e li cerchiamo durante due-tre interviste di capire i desideri del bambino e se sono possibili da attuare. Poi controlliamo il budget, se abbiamo i soldi per farlo e devo dire che li troviamo sempre. Poi cominciamo a costruire ed organizzare il tutto per arrivare al “Wish Delivery”, quando c’è sempre tutta la famiglia, il ricordo che rimane, rimane in famiglia. E’ importante dare alla famiglia questi ricordi. E poi queste emozioni risultano nella malattia che spesso va in regresso. Loro sono contenti, io sono contento….

 

“Il popolo italiano ha salvato la vita del mio padre”

 

– Di recente il Presidente della Repubblica, tramite l’Ambasciata d’Italia a Bucarest Le ha conferito l’Ordine della Stella d’Italia, in grado di Cavaliere. Che significa per Lei questo titolo?

– Una grande gioia! Io ho per l’Italia una relazione speciale, molto molto speciale. Ho dedicato questa medaglia al popolo italiano, perchè il popolo italiano è stato quello che ha salvato la vita del mio padre, che è venuto in Italia dall’Austria durante la seconda guerra mondiale. Quando Adolf Hitler ha deciso di scatenare problemi in Europa, mio padre è scappato dall’Austria, come tantissime famiglie andando incontro agli alleati che sono entrati in Italia dall’Africa, via Sicilia. Mio padre si è fermato a Napoli, gli italiani lo hanno accolto a braccia aperte, poi sono arrivati gli alleati ed è andato molto bene. Se non ci fossero stati gli italiani … Mio padre ha fatto tutta la penisola a piedi con la sua famiglia, entrato dal Piemonte, Genova, Mille terre, andato giù – Toscana, Roma, tutto a piedi, con il carretto, con tre persone dietro. E arrivato finalmente a Napoli dove è stato accolto benissimo. Noi ci sentiamo napoletani. Per me Napoli è la città che suscita maggiori emozioni. Anche mio padre è stato prima Cavaliere, poi Commendatore, anche il padre di mia moglie e’ Commendatore, siamo in tre in famiglia. Sfortunamente sono 5-6 anni che non vado a Napoli, che amo tanto.

 

– Per chiudere La preghiamo di trasmettere un messaggio per gli italiani in Romania…

– Direi agli italiani di continuare a credere in questo paese, ma di inserirsi anche a livello della società civile, di contribuire a creare un paese migliore, perchè c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Abbiamo ancora tanta strada da fare.

 

Serban Georgescu & Gianluca Falco