Lungaggini dei procedimenti giudiziari, ecco i rimedi

Uno dei principi basilari di un processo civile è il diritto di risolvere il caso entro un ragionevole e prevedibile lasso di tempo; poiché si tratta di un diritto fondamentale sancito sia dal codice di procedura civile che da strumenti internazionali come la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDO) anche la vigente legislazione romena ha introdotto un meccanismo attraverso il quale le parti processuali possono esigere il rispetto di questo principio.

In particolare avverso le lungaggini dei procedimenti giudiziari è possibile formulare una contestazione; si tratta di uno strumento fornito dal codice di procedura civile attraverso il quale, in determinate ipotesi, i soggetti interessati possono esigere il rispetto del loro diritto ad una soluzione del caso entro un ragionevole periodo di tempo.

Per quanto riguarda i soggetti che possono formulare una contestazione avverso le lungaggini di un processo il codice di procedura civile prevede due categorie generali: oltre agli ovvi argomenti di questo diritto (chiunque abbia diritto, cioè qualsiasi persona – sia essa fisica o giuridica – parte in un processo civile o amministrativo) anche il pubblico ministero può formulare una contestazione.

  • Le necessarie condizioni per l’esercizio di questo mezzo di impugnazione sono le
  • seguenti:
  • la parte che presenta una contestazione deve essere coinvolta in un processo civile / amministrativo (condizione questa che espressamente risulta dal testo della disposizione che indica i soggetti aventi diritto a formulare una contestazione);
  • la scadenza di un termine previsto dalla legge per pronunciare una sentenza o per redigere le relative motivazioni;
  • la scadenza del termine durante il quale una parte del procedimento avrebbe dovuto compiere un atto processuale senza che abbia provveduto e senza che il giudice abbia agito di conseguenza;
  • la scadenza del termine entro il quale un soggetto oppure un’autorità avrebbe dovuto comunicare al giudice documenti, dati o altre informazioni (necessari per la risoluzione del caso) e non ha ottemperato a tale obbligo ed il giudice non ha adottato i relativi provvedimenti;
  • quando il giudice non ha attuato taluni atti procedurali oppure non ha adottato alcuni provvedimenti, sebbene il tempo trascorso dal compimento dell’ultimo atto procedurale consentisse all’organo giudicante di agire di conseguenza.

Per quanto riguarda il procedimento il codice di procedura civile prevede una prima fase nella quale viene formulata la contestazione ed una fase successiva che concerne il dibattimento vero e proprio.

Nella fase inziale la parte interessata formula la contestazione (per iscritto oppure oralmente in udienza) innanzi al giudice il quale, senza citare le parti, è tenuto a pronunciarsi sulla contestazione presentata immediatamente oppure entro 5 giorni.

Se la contestazione è fondata il giudice adotterà le necessarie misure per porre rimedio al ritardo. In caso di rigetto della contestazione l’interessato potrà presentare ricorso entro 3 giorni dalla notifica.

In quest’ultimo caso il ricorso dovrà essere presentato innanzi al giudice che ha rigettato la contestazione ma la pronuncia avverrà da parte del giudice gerarchicamente superiore; se si tratta di una contestazione formulata avverso una sentenza dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia il ricorso sarà trattato da una sezione diversa da quella che si è già pronunciata.

Il ricorso sarà risolto entro 10 giorni dal ricevimento del fascicolo mentre la motivazione dovrà avvenire entro 5 giorni dalla pronuncia della decisione. Neanche in questo caso le parti saranno citate.

In caso di accoglimento il giudice gerarchicamente superiore dovrà rimettere il procedimento al giudice chiamato a pronunciarsi indicando i necessari provvedimenti che dovranno essere adottati e, se necessario, verrà fissata una scadenza per la relativa adozione. Ai sensi del codice di procedura civile il giudice al quale è stato rinviato il processo non può ricevere indicazioni su come risolvere il caso.

Sono anche previste sanzioni per chi, in malafede, formula una contestazione al solo fine di ritardare ulteriormente il processo. In tal caso potrà essere irrogata una sanzione pecuniaria compresa tra i 500 ed i 2.000 lei. Inoltre potrà essere richiesto il risarcimento per il danno cagionato alla controparte del procedimento a causa della temeraria formulazione della contestazione e/o del ricorso.

 

Avv. Salvatore Romano, Studio Legale Sitran