Risarcimento danni materiali e morali, per le vittime di mobbing

mobbingSecondo un disegno di legge attualmente in discussione al Senato i dipendenti che sono stati vittime di molestie morali sul posto di lavoro potranno chiedere il risarcimento dei danni materiali e morali da parte del datore di lavoro nonché, sulla base di una decisione giudiziaria, una somma in denaro per la consulenza psicologica alla quale hanno dovuto ricorrere; il progetto di legge in questione la scorsa settimana ha ricevuto la relazione favorevole dalla competente Commissione e a breve verrà sottoposto alla votazione finale.

Si tratta della proposta legislativa per la modifica ed il  completamento dell’Ordinanza del Governo n. 137/2000 sulla prevenzione e le sanzioni di tutte le forme di discriminazione e della legge n. 202/2002 sulle pari opportunità per donne e uomini, la quale è attualmente in discussione al Senato. Per entrare in vigore, il disegno di legge in esame dovrà essere approvato da parte di entrambe le Camere del Parlamento, promulgato dal Capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

In sostanza la proposta legislativa mira a tutelare i dipendenti dai datori di lavoro i quali verranno obbligati dal giudice a risarcire i danni materiali e morali ai dipendenti che sono stati vittime di molestie psicologiche (il cosiddetto mobbing) sul posto di lavoro. Inoltre, i dipendenti molestati potranno beneficiare da parte del datore di lavoro delle somme necessarie per la consulenza psicologica per il periodo di tempo ragionevole determinato dal medico di medicina del lavoro se il giudice ha obbligato il datore di lavoro ad effettuare tale pagamento.

Oltre ai danni materiali e morali e alla consulenza psicologica il disegno di legge prevede anche l’adozione di altre misure tutte finalizzate a tutelare i prestatori di lavoro, in particolare:

  • i dipendenti hanno diritto a svolgere un lavoro senza essere sottoposti a molestie psicologiche di qualsiasi natura;
  • nessun dipendente potrà essere punito, licenziato o discriminato (in termini di retribuzione, formazione, promozione, etc.), perché è stato sottoposto oppure si è legittimamente difeso o ha rifiutato di subire molestie morali sul luogo di lavoro;
  • il dipendente potrà essere reintegrato nel posto di lavoro o potrà ricevere, sulla base di una decisione del giudice, un risarcimento pari all’importo dei diritti salariali dei quali è stato privato dal datore di lavoro.

In Romania la nozione di “molestie morali sul luogo di lavoro” non è riportata in alcun testo di legge, motivo per il quale il suddetto progetto di legge mira a colmare la lacuna attualmente esistente nella legislazione in vigore.

In particolare, il disegno di legge definisce molestie psicologiche sul posto di lavoro: “Qualsiasi comportamento esercitato su un dipendente da parte di un altro dipendente che è un superiore gerarchico, o un dipendente subordinato e / o da un dipendente di pari mansioni, in relazione ai rapporti di lavoro che hanno come oggetto o effetto il deterioramento delle condizioni di lavoro e che violano i diritti o la dignità del dipendente, influenzandone la salute fisica o mentale o compromettendone il futuro professionale; comportamenti che possono manifestarsi in una delle seguenti forme: a) condotta ostile; b) commenti verbali; c) azioni, gesti e/o omissioni”.

 Avv Salvatore Romano, Studio Legale Sitran